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Rachel Netanel, Beth Netanel, Gerusalemme

 

Beth Netanel – Pace per tutti

In quanto ebrea nata in Israele da una famiglia religiosa, Rachel Netanel vuole annunciare la Buona Notizia agli israeliani – ebrei e arabi – nel loro contesto culturale. Grazie al suo carattere aperto e alla sua ospitalità, riesce a raggiungere numerosissime persone.

A casa di Rachel Netanel si incontrano settimanalmente vari gruppi differenti.

Oltre alla celebrazione della festa dello Shabbat c’è regolarmente il gruppo di studio biblico la Domenica. Incontri più piccoli e colloqui personali hanno luogo durante la settimana. Normalmente, in occasione di questi incontri viene offerto uno spuntino, si suona, si canta, c’è uno studio biblico, si cura la comunione e si prega.

 

Aspettare in fila

L’undici Settembre c’è stata in Israele una giornata generale delle porte aperte. Per tale occasione vengono scelti nel paese alcuni edifici che per qualche ragione sono di interesse pubblico. I cittadini vengono poi invitati a visitare tali edifici. Quest’anno anche il Beth Netanel, ossia la nostra casa, è stato fra gli oggetti scelti.

Siamo rimasti stupiti del grande interesse della gente che ha aspettato in fila davanti alla porta d’entrata perché per noi era possibile accogliere soltanto gruppi di 50 persone per volta. Alla fine dell’evento, durato quattro ore, circa 1500 persone ci avevano visitato. Avevo decorato l’entrata con dei versi biblici tratti da Isaia 53 e lì ho accolto ogni gruppo con qualche parola di saluto e una breve testimonianza sulla mia fede in Jeshua. All’uscita ogni visitatore ha potuto prendere un libro sulle profezie contenute nel libro di Daniele o un CD del pastore Meno Kalisher. Sono state così distribuite varie centinaia di copie.

Lodo Dio per questa meravigliosa occasione di parlare agli altri di lui. La gente ha persino aspettato in fila e questo non può essere che un suo miracolo!

Altrettanto sorprendente è stato il fatto che un giornalista secolare della seconda testata Israeliana per vendite, il quotidiano Ma’ariv, ha trovato talmente interessante la storia della mia vita, da redigere un articolo di quattro pagine su di me e sulla mia attività, pubblicandolo poi nel popolare supplemento del finesettimana. Sono rimasta molto sorpresa quando ho trovato una mia foto in posa di preghiera sulla prima di copertina del supplemento. Grazie a questo giornale, sono stati raggiunti migliaia di Israeliani.

Sul sito www.amzi.org trovate la traduzione in tedesco dell’articolo.

 

Nuova vita grazie alla curiosità

Mi trovavo a Elat per il finesettimana con una mia amica e abbiamo potuto pernottare su una nave sulla quale ho lavorato in passato e col cui proprietario sono ancora in buoni rapporti. La sera mi trovavo in coperta e stavo studiando la mia Bibbia. Improvvisamente, da un’imbarcazione vicina, mi ha chiamato un trentenne e mi ha chiesto che cosa stessi facendo. Gli ho spiegato: “Studio la Bibbia e leggo ciò che dice sul mio Salvatore.” L’uomo ha risposto: “Interessante.” L’ho invitato a raggiungermi e abbiamo parlato di Jeshua fino alle due di mattina. Lui era molto aperto e ha osservato: “È da una vita che sto cercando proprio questo.” Quando poi sono rientrata a Gerusalemme con la mia amica, anche lui ci ha accompagnate. Da allora sta studiando intensamente la Bibbia e nel frattempo ha affidato la propria vita a Jeshua. Alleluia!

Il giovane proviene da una famiglia di rabbini del movimento Chabad. Dato che non voleva frequentare una yeshiva (scuola della Torà), la famiglia ha interrotto ogni contatto con lui. Così è andato all’estero e si è guadagnato da vivere con lavori saltuari. In autunno vuole iniziare a frequentare una scuola di discepolato. Ha bisogno di una cornice regolare per la sua vita e di comunione con credenti che lo aiutino a crescere nella fede.

 

Sotto il fango

Per alleviare i miei dolori alla gamba, un giorno sono andata al Mar Morto. Mentre stavo spalmandomi di fango nero, ho sentito due uomini, che stavano facendo lo stesso, discutere di Jeshua. Uno ha detto di essere un cristiano irlandese e l’altro un ebreo di New York. Senza rendermene conto mi sono trovata improvvisamente coinvolta nella conversazione e ho raccontato che credo in Jeshua pur essendo un’ebrea marocchina. Dopo una conversazione durata tre ore, l’ebreo di New York ha invitato Jeshua a entrare nella sua vita. In realtà la situazione era molto strana perché è stato soltanto dopo che ci siamo tolti la maschera di fango che ci siamo visti bene per la prima volta. In seguito c’è stata un'altra conversazione con il figlio del newyorkese e con un gruppo di dieci ebrei religiosi. Ho raccontato del Dio di Abraamo, di tutto ciò che è successo nel luogo in cui ci trovavamo e del perché oggi abbiamo il Mar Morto (Sodoma e Gomorra divennero un deserto di sale). Spesso mi meraviglio di quanto la gente ignori tanti retroscena.

 

Sfide per “bambini spirituali”

Al momento sto assistendo a una grande apertura da parte degli arabi. Essi riconoscono in Gesù la loro ultima speranza e lo accettano come loro Salvatore. Ibrahim, che all’inizio dell’anno ha chiesto di essere battezzato, per un pelo non ha perso l’appartamento. Eppure ha confidato in Dio e Dio ha compiuto un miracolo. L’ultimo giorno prima del termine di sfratto, Ibrahim è stato convocato in tribunale. Durante il dibattimento si è costatato che il proprietario dell’appartamento gli doveva ancora del denaro per dei lavori di ristrutturazione che vi aveva svolto. Dato che il proprietario al momento non è in grado di pagare, Ibrahim può rimanere nell’appartamento fino a tempo indeterminato.

Questo fatto ha rafforzato notevolmente la fede di Ibrahim. Egli mi ha detto che in tutta la sua vita non era mai stato così felice. Nel suo villaggio la sua fede è diventata il principale argomento di conversazione. L’ho visitato ripetutamente per raccontare alla gente di Gesù. Pregate per la sicurezza della famiglia di Ibrahim e per me, quando sono in viaggio da quelle parti. Qualche mese fa alcune donne, che si erano perse in Cisgiordania, ne sono state portate fuori scortate dai militari. La mia unica guardia del corpo è l’esercito del mio Padre celeste. Più volte la gente mi ha chiesto se non avessi paura, ma questa non è la domanda più importante. Quella determinante è: “Chi va da queste persone per annunciare loro il vangelo?” Quando si assiste alla completa trasformazione di una famiglia, l’amore di Dio ci costringe a raccontare la sua buona novella anche ad altre persone.

Di recente Ibrahim e quasi tutti gli altri arabi che mi frequentano regolarmente sono stati posti davanti a una nuova sfida. Hanno dovuto presentarsi davanti all’Autorità palestinese per un interrogatorio. Presagivano che sarebbero stati messi in “carcere giudiziario” dove solitamente i detenuti vengono “spremuti” finché non forniscono le informazioni richieste e io non sapevo come aiutarli. Dio doveva compiere un ulteriore miracolo, mentre io non potevo far altro che affidare a lui quei “bambini spirituali”.

In effetti, sono stati tutti arrestati e noi siamo stati incredibilmente riconoscenti quando sono stati rimessi in libertà. Per loro è stata un’importante esperienza di fede costatare come Gesù li abbia aiutati durante la detenzione. È stato inoltre di grande incoraggiamento sentire che in tutto il mondo c’erano persone che pregavano per loro.